

Panorama della città vecchia vista dal lato ovest. Inizi del 20° secolo.


Arsenale Militare Marittimo
Il catasto onciario delle industrie e delle fabbriche del 1911 indicava un aumento nel numero delle imprese e dei lavoratori a Taranto, ma anche un’alta concentrazione di meccanizzazione. Durante questi anni, con l’avvicinarsi della guerra in Libia, Taranto assistette alla creazione di un numero ingente di piccole officine meccaniche private di supporto all’Arsenale, a cui erano garantiti contratti navali per produrre macchinari a prezzi più vantaggiosi che nell’ambito dell’Arsenale.
Nel 1906 fu creato il primo consorzio fra miticoltori come conseguenza del ritorno in auge delle attività di acquicoltura e pesca. Da questo si generò poi una cooperativa per coltivatori di ostriche e mitili e per pescatori.
Nel 1913 i diritti di pesca del Mar Piccolo furono dati in concessione al Comune di Taranto e sub-affittati alla locale cooperativa dei pescatori e lavoratori marini attraverso pubblico appalto.
La struttura industriale della città fu altamente migliorata ed estesa immediatamente prima della guerra attraverso l’impianto dei cantieri navali Tosi. I nuovi cantieri erano situati sulla riva Nord del Mar Piccolo.




Scalinata di accesso alla Villa Peripato demolita e sostituita nel 1938



Durante la prima metà del 20° secolo, due erano I fenomeni dominanti:
- la meccanizzazione industriale, completamente distaccata dall’hinterland economico e dalle periferie commerciali, impediva qualunque forma di sviluppo rurale;
- il benessere della città divenne strettamente correlato all’arsenale, e quindi prosperità e alto livello di occupazione caratterizzavano i periodi che precedevano la guerra, mentre il declino era un sintomo del dopo Guerra.
Gli anni 50 e 60 furono caratterizzati da vari tentativi di recupero dopo il declino post bellico. Alcuni dei cantieri navali che avevano collaborato con l’Arsenale tentarono di diversificare la propria attività (riparando macchinari per le ferrovie, demolendo navi). Contemporaneamente, le paludi che caratterizzavano il panorama rurale, venivano bonificate e rese produttive, mentre le leggi agricole venivano modernizzate per permettere nuove attività. Anche un tentativo di attrarre turisti e rivitalizzare le risorse marittime fu un segnale di cambiamento, ma ebbe scarso successo.




Mar Piccolo ed il nuovo lungomare (primi anni ’30)
Un evento chiave degli anni 60 fu la costruzione di un impianto siderurgico, uno dei più grandi d’Europa, fra Mar Grande e Mar Piccolo.
Taranto diventa quindi un porto primario per l’importazione di materie prime e l’esportazione dei derivati del ferro, ed anche per importazione ed esportazione di petroli grazie ad una nuova raffineria aperta da Shell.
Nel 1975 l’Italsider divenne uno stabilimento enorme che si estendeva per oltre 15 milioni di metri quadrati. Nel Giugno 1977 si raggiunse un accordo per la costruzione di un polo polisettoriale, insieme ad un piano agricolo; uno sviluppo concordato da varie parti sociali per incrementare la produzione.
Dopo il 1990, a seguito della crisi industriale e delle nuove priorità correlate alla sostenibilità ambientale, alla qualità della vita, al recupero delle tradizioni, al turismo ed al rispetto del territorio, Taranto ha ripreso coscienza del fatto che il mare e le attività marittime possono essere utili e fondamentali per il suo futuro sviluppo.
Nel 1999, l’insediamento nell’area portuale di Taranto Container Terminal (gruppo Evergreen – una delle prime società di trasporti nel mondo) ha significato un nuovo ruolo strategico per il porto commerciale. Questo è solo l’inizio della trasformazione di Taranto in un vero e proprio nodo del traffico Mediterraneo utilizzando al meglio le sue potenzialità di trasporto marittimo. Il prossimo passo sarà lo sviluppo dell’attività di trasporto passeggeri sia a corto (Puglia, Calabria e Sicilia) che a lungo raggio.